Biennale di Venezia, un laboratorio per coniugare architettura ed ecologia

Geeen building in biennale

Il “Common ground" all'epoca della crisi economica significa, per il Padiglione Italia, un nuovo patto tra cultura ed economia, tra ambiente e sviluppo economico. Un viaggio, quello che si può sperimentare all'Arsenale di Venezia, nelle “quattro stagioni” dell’architettura italiana dal secondo dopoguerra a oggi, da Adriano Olivetti alla green economy, tra illuminazioni e contraccolpi, che punta dritto alla ricerca di un rapporto virtuoso tra architettura, crescita e innovazione.

 

Non si poteva che partire dall'esperienza, unica nell'Italia del secondo dopoguerra, di Olivetti e della sua Ivrea, “città-fabbrica” virtuosa, paradigma del “patto” tra impresa e ambiente riproposto da Zevi. La seconda stagione è quella degli Anni Ottanta e del loro “assalto al territorio”, con le sue piccole e medie imprese, spesso cresciute sotto casa, altamente produttive ma incapaci di considerare il loro impatto sul paesaggio, così come incapace a governare questo fenomeno è stata la politica. La terza tappa è quella delle cosiddette “architetture del made in Italy”, con l'esperienza di alcune grandi imprese che negli ultimi quindici anni, nella progettazione dei propri stabilimenti, hanno voluto recuperare il rispetto per il paesaggio e di chi lo vive. Il “Re-made in Italy” è la quarta stagione, l'attuale, che tenta di rendere sistemico un nuovo modo di fare impresa grazie alla green economy [...]. Il focus è appunto una comunità sostenibile, dove città e campagna, industria e agricoltura siano in equilibrio. In mostra alcuni esempi che interpretano questa linea, come la riqualificazione di insediamenti produttivi in chiave ecocompatibile, la città a misura di bambini,gli spazi urbani che tengano conto della qualità della vita.

Ispirazioni che non animano soltanto il Padiglione Italia a dire il vero. Questa concezione green dell'architettura fa capolino anche in altri allestimenti che in questo periodo puntellano la Serenissima. È il caso di VeniceGreenDream, uno dei diciotto eventi collaterali ufficiali della Biennale di Architettura. L'installazione del paesaggista AndreasKipar, promossa da Green City Italia, è un prato fiorito e alberato nel cuore di Porto Marghera, da anni in attesa di una riqualificazione complessiva, avviata per ora solo a stralci.

E ancora all'esposizione “Come uno spazio fra gli alberi”dello studio di architettura Laboratorio 2729 dell'asiaghese Massimo Barbierato, che realizzerà arredi urbani a “km 0”per il futuro parco urbano dell'Isola della Certosa a Venezia. Un esempio di design naturale e di riciclo, visto che il legno per realizzare panchine e sedute fra gli alberi proviene dalle oltre 200 piante abbattute a giugno da un violento tornado che ha duramente colpito l'isola. Un progetto, questo, fuori biennale ma che, per certi versi,ha risonanze comuni con quello che si è aggiudicato il Leone d'Oro per la miglior partecipazione nazionale, andato quest'anno al Giappone, per il progetto collettivo di ricostruzione compatibile delle abitazioni distrutte dallo tsunami.

[Tratto dalla Stampa]

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